La presentazione del nuovo portierone giallorosso, due titoli mondiali vinti con l’Argentina
E l’ultimo chiuda la porta. L’ultimo? Il primo semmai. E il primo nella circostanza è Valentin Grimalt, monumento argentino di 36 anni (li compirà a giorni), nuovo guardiano della porta giallorossa. E parliamo di un big assoluto del ruolo con una bacheca personale che si qualifica da sola: due campionati del mondo conquistati con l’Argentina, uno scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa col Lodi, uno scudetto in Francia col Saint Omer e una Coppa del Re sollevata in Spagna col Liceo La Coruna. Ora l’approdo a Bassano con un accordo biennale e in compagnia della moglie Soledad e dei piccoli Bautista, 6 anni, e Valentino (con la o) di appena 3. Grimalt arriva con entusiasmo smisurato.
“Mi lascio alle spalle sette anni meravigliosi a Lodi e sono impaziente di cominciare l’avventura qui a Bassano – ammette Valentin – in una squadra ricca di giocatori di qualità e in un club con un chiaro programma di sviluppo in prospettiva. Sappiamo tutti quali sono gli obiettivi: migliorare i piazzamenti della scorsa stagione in campionato e Coppa Italia e siccome nell’ultima stagione sono arrivate due semifinali, di conseguenza potete immaginare anche voi quale possa essere il traguardo. Dopodichè il Trissino partirà giustamente in pole position, hanno attrezzato a mio avviso la formazione più forte mai vista in Italia negli ultimi 6 o 7 anni, però sono dell’idea che possiamo complicargli la vita. Quest’anno, per dire, col Lodi lo abbiamo fatto”.
Sottolinea un particolare, Grimalt, per quattro volte eletto miglior portiere della serie A e che con Mattia Verona completa un tandem di estremi difensori straordinario. “Uno dei motivi che mi ha spinto all’Ubroker è la disputa della Champions League – rivela – qui non abbiamo obblighi di sorta ma misurarsi coi migliori d’Europa è uno stimolo che non avete idea. Ci tengo fuori di misura”.
Fuori dalla pista Grimalt si dedica alla famiglia, ha un debole per tennis e padel (“Con Giuliano Giuliani siamo già d’accordo per qualche sfida bella tirata”, anticipa), tifa San Lorenzo e a tavola stravede per la cacio e pepe e per ogni tipo di risotto, non solo quello alla milanese che a Lodi gli hanno fatto conoscere ed apprezzare alla grande. Ma il portierone originario di Mendoza torna subito in tema hockey e ha due concetti da mettere a fuoco.
Il primo. “Voglio dare un contributo di leadership ed esperienza alla squadra – dice – aiutare i più giovani e supportare il coach nello spogliatoio. Perchè le squadre di talento sono le migliori ma alla fine vincono i gruppi forti dentro e fuori dalla pista. E noi per prima cosa dovremo costruire un gruppo granitico”.
Il secondo. “Ho visto in tv il clima che c’era al palazzo nei playoff, ambiente caldo e gran spinta – ricorda – ecco, voglio rivedere quella passione e lo stesso pubblico . Anzi, se ne portiamo anche di più, meglio ancora. Ci conto proprio. La gente deve essere il nostro sesto giocatore in campo”.